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Un film è un film, così come un artista è sempre un artista, qualsiasi linguaggio utilizzi per esprimersi. Ci si riferisce qui naturalmente all’autentica opera di creazione poetica, ispirata e necessaria, in grado di schivare le trappole della multimedialità e di battere in breccia le pericolose seduzioni della contaminazione dei linguaggi. L’incontro con Mimmo Paladino per la realizzazione del suo Quijote è un ulteriore felice passaggio del percorso al fianco di artisti che, pur provenienti da orbite spesso eccentriche per l’universo cinematografico, raggiungono un livello di sapienza espressiva tale da poter reinventare e ridefinire con originalità la purezza intrinseca della forma film. In questi casi l’essenza stessa del cinema, liberata dai condizionamenti della tecnica, dei modi di produzione e dell’angoscia economica, rifulge al di là della preesistenza di una sceneggiatura, di un progetto di regia, di un impianto produttivo. Provare a dare aspetto visibile allo spirito creatore degli artisti è una reazione doverosa, forse l’unica ancora possibile, all’esiziale progetto di desertificazione delle coscienze critiche e delle consapevolezze estetiche individuali, portato ormai sempre più a termine nei tempi ostili che stiamo vivendo.
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Angelo Curti |
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